
Più di trent'anni di porpora (27 giugno 1977), oltre cinquanta di episcopato (3 febbraio 1957), ben cinquantasette di ministero sacerdotale (14 gennaio 1951): si riassume in questi dati la vicenda umana ed ecclesiale di Bernardin Gantin, decano emerito del Collegio Cardinalizio, morto nell'ospedale "Georges Pompidou" di Parigi martedì pomeriggio, 13 maggio, alle ore 16.45.
Figura di grande rilievo, l'ecclesiastico beninese dopo essere stato il primo arcivescovo metropolita nero del continente, era stato chiamato al servizio della Santa Sede, fino a divenire prefetto della Congregazione per i Vescovi, presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina e decano del Collegio Cardinalizio. Il porporato scomparso aveva appena compiuto ottantasei anni: era infatti nato l'8 maggio 1922 a Toffo, nell'arcidiocesi di Cotonou, ed era stato ordinato sacerdote il 14 gennaio 1951 a Ouidah. Cinque anni dopo, l'11 dicembre 1956, veniva eletto vescovo titolare di Tipasa di Mauritania e ausiliare di Cotonou, e il 3 febbraio 1957, a soli trentaquattro anni, riceveva l'ordinazione episcopale. Il 5 gennaio 1960 veniva promosso arcivescovo di Cotonou. Da Paolo VI veniva creato cardinale nel concistoro del 27 giugno 1977. Il 29 settembre 1986 era stato promosso all'ordine dei vescovi, titolare della Chiesa Suburbicaria di Palestrina, e il 5 giugno 1993 era stato nominato decano del Collegio Cardinalizio, ufficio a cui rinunciò il 30 novembre 2002 ricevendo, per la prima volta nella storia della Chiesa, il titolo di decano emerito.
"Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca": citava spesso questo proverbio africano il cardinale Bernardin Gantin. E oggi quelle parole s'attagliano benissimo al porporato scomparso. Nel suo cognome, che vuol dire "albero di ferro", è racchiuso il programma di una vita spesa al servizio della Chiesa missionaria, del Papa, dell'Africa, in particolare del suo Benin.
Da Pio XII a Benedetto XVI, i Papi sono stati al centro della sua azione pastorale ed ecclesiale, culminata nelle responsabilità avute in quattro dicasteri chiave della Santa Sede: quello missionario (come segretario aggiunto e poi segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli), i Pontifici Consigli della Giustizia e della Pace e Cor Unum (dei quali è stato presidente) e infine la Congregazione per i Vescovi, che ha guidato come prefetto per quattordici anni.
Nella molteplicità di questi impegni non ha mai dimenticato le sue radici africane, anche se per trentuno anni è stato fisicamente lontano dalla terra natale. Per la sua patria beninese ha lavorato sino al traguardo dell'indipendenza, ha dato un valido contributo alla creazione della nunziatura apostolica e ha speso molte forze per la realizzazione del santuario mariano Notre Dame de la Paix di Dassa-Zoumé, da lui stesso inaugurato il 25 agosto 2002.
Era figlio di un funzionario delle ferrovie dell'allora Dahomey, dove nel 1881 l'arrivo dei primi missionari segnò la nascita della fede cristiana. Fu l'antica e illustre città di Ouidah, ad accogliere, il 18 aprile, i primi messaggeri del Vangelo. Qui venne innalzata la prima grande chiesa cattolica del Paese, costruita in onore dell'Immacolata da monsignor François Steinmetz, il vescovo missionario alsaziano divenuto famoso con il soprannome Daga ("l'uomo grande").
All'età di quattordici anni, nel 1936, terminati gli studi inferiori, era entrato nel seminario minore. Era stato ordinato sacerdote il 14 gennaio 1951 a Ouidah dall'arcivescovo Louis Parisot, insieme con Christophe Adimou, poi divenuto vescovo e suo primo successore a Cotonou.
Per due anni il giovane sacerdote Gantin aveva insegnato lingue al seminario maggiore di Ouidah, dedicato a santa Giovanna d'Arco, prima che il 23 luglio 1953 i superiori lo inviassero a Roma per continuare gli studi presso l'ateneo di Propaganda Fide al Gianicolo e alla Lateranense, dove aveva ottenuto le licenze in teologia e in diritto canonico. Alunno del Collegio Urbano, mentre era impegnato nella preparazione della tesi in diritto, l'11 dicembre 1956 era stato eletto vescovo titolare di Tipasa di Mauritania e ausiliare di Cotonou.
Nella cappella del Collegio di Propaganda Fide, il 3 febbraio 1957, a soli trentaquattro anni, aveva ricevuto l'ordinazione episcopale dal cardinale Eugène Tisserant, decano del Sacro Collegio. Come motto del suo stemma episcopale aveva scelto In tuo sancto servitio.
Il 5 gennaio 1960 il giovane ausiliare era stato promosso arcivescovo di Cotonou, primo metropolita nero di tutta l'Africa. Giunto nell'arcidiocesi il 7 marzo 1960, aveva svolto il suo ministero con autorevolezza, senso della giustizia, disinteresse, attenzione verso il prossimo e amore per la Chiesa, curando soprattutto la formazione del clero.
Suddivisa l'arcidiocesi in zone pastorali per poter seguire da vicino e con efficacia le singole realtà, aveva promosso l'istituzione di scuole e offerto nuovo slancio e rinnovato vigore all'attività dei catechisti. Aveva organizzato la catechesi in tutta l'Africa francofona. Si deve a lui la nascita dell'Istituto superiore di cultura religiosa ad Abidjan.
Nel 1962 aveva favorito la creazione del Centro di catechesi di Ouidah, dedicato alla formazione dei catechisti delle diocesi di Cotonou, Porto Novo e Lokossa, e aveva promosso la creazione di nuove diocesi: Abomey (1963), Parakou e Natitingou (1964), Lokossa (1968). Eletto presidente della Conferenza episcopale della regione - che comprendeva otto Paesi dell'Africa Occidentale: Dahomey, Togo, Costa d'Avorio, Burkina Faso, Mali, Guinea, Senegal e Niger - aveva partecipato alla preparazione e a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II.
Da Paolo VI il 5 marzo 1971 era stato chiamato a Roma, come segretario aggiunto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Di questo dicastero era divenuto segretario due anni più tardi, nel 1973, primo vescovo africano ad assumere incarichi di responsabilità nella Curia.
Il 20 dicembre 1975 era stato nominato vice presidente della Pontificia Commissione della Giustizia e della Pace e successivamente ne era divenuto presidente. Il 14 gennaio 1976 era stato nominato anche presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum.
Da Papa Montini era stato creato cardinale nel concistoro del 27 giugno 1977 insieme con Joseph Ratzinger, allora arcivescovo di München und Freising, e i compianti Frantisek Tomásek, Giovanni Benelli e Luigi Ciappi. Gantin ricordava spesso le parole di sua madre in quell'occasione: "Non dimenticarti mai del lontano e piccolo villaggio dal quale proveniamo".
L'8 aprile 1984 era stato nominato prefetto della Congregazione per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina. Il 29 settembre 1986 era stato promosso da Giovanni Paolo II all'ordine dei vescovi, con il titolo della Chiesa suburbicaria di Palestrina. Il 5 giugno 1993, al momento della nomina a decano del Collegio Cardinalizio, assunse secondo la tradizione anche il titolo della Chiesa suburbicaria di Ostia.
Membro del consiglio della seconda sezione della Segreteria di Stato, delle Congregazioni per le Chiese Orientali, del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, delle Cause dei Santi, per l'Evangelizzazione dei Popoli, degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, dell'Educazione Cattolica, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, del Pontificio Consiglio per l'Interpretazione dei Testi Legislativi, Bernardin Gantin era stato anche membro della commissione cardinalizia per i Pontifici santuari di Pompei, di Loreto e di Bari e della commissione cardinalizia di vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione.
Il 25 giugno 1998, raggiunto il limite di età, si era dimesso da prefetto della Congregazione per i Vescovi. Il 30 novembre 2002 aveva rinunciato anche al titolo di decano del Collegio Cardinalizio e, il 3 dicembre 2002, era ritornato in Benin, dove aveva continuato tra la sua gente l'opera missionaria iniziata dal giorno dell'ordinazione sacerdotale.
Prima di lasciare Roma, aveva celebrato la messa sulla tomba di San Pietro proprio nella festa liturgica di san Francesco Saverio, patrono delle Missioni. Aveva rievocato in quell'occasione il pensiero inciso nella cupola della basilica vaticana, appartenente al grande vescovo africano san Cipriano di Cartagine: "Qui una sola fede risplende per il mondo. Qui scaturisce l'unità del sacerdozio".
Bernardin Gantin era stato più volte Legato pontificio e Inviato speciale del Papa in numerosi Paesi del mondo. Era anche membro dell'Accademia reale del Marocco dal 1985 e commendatore della Légion d'honneur di Francia.
Nel corso dell'anno 2005 l'anziano porporato era ritornato a Roma per ben due volte: era presente alle esequie di Giovanni Paolo II e alla elezione di Benedetto XVI. Il 28 aprile era stato ricevuto in udienza dal Papa, il quale durante la visita ad limina dei vescovi del Benin, il 20 settembre 2007, aveva chiesto ai presuli di "trasmettere" il suo "saluto affettuoso al caro cardinale Bernardin Gantin", che non aveva potuto partecipare all'udienza svoltasi a Castel Gandolfo. Era poi ritornato per la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, partecipando all'apertura della causa di beatificazione di Papa Wojtyla, il 28 giugno, nella basilica di San Giovanni in Laterano, e all'imposizione del pallio al nuovo arcivescovo di Cotonou, monsignor Marcel Honorat Léon Agboton, il 29 giugno nella Basilica Vaticana.